LA POESIA DI OGGI: INTRODUZIONE

Pubblicato da Giordano Coccia il

Da sinistra: Michele Milani, Francesco Ottonello, Paolo Giovannetti e Lorenzo Cardilli

Ad un anno dal primo incontro della rassegna poetica “MediumPoesia: Poesia e Contemporaneo”, organizzata da Lampioni Aerei in collaborazione con MediumPoesia e il negozio civico ChiAmaMilano, si ripercorrono le linee principali di un evento che ha visto protagonisti Lorenzo Cardilli, fondatore del blog “La Balena Bianca”, e Paolo Giovannetti, autore del libro “La poesia italiana negli anni Duemila” (Carocci Editore).

L’idea di una rassegna poetica nasce dalla necessità di orientarsi all’interno del panorama difficilmente inquadrabile dei poeti nati fra gli anni ’40 e gli anni ’90 ancora in vita e di indagare i rapporti che intercorrono più o meno caoticamente fra poesia e contemporaneità, fra poesia e mondo dei media.

Michele Milani e Francesco Ottonello, membri di Lampioni Aerei e fondatori di MediumPoesia, calati nei panni di relatori, hanno interrogato gli ospiti riguardo aspetti quale l’auto-vittimismo dei poeti, i pregiudizi del pubblico verso la poesia contemporanea e la funzione morale di quest’ultima: tutto ciò nell’ottica di indagare le difficoltà della poesia nell’imporsi in un mondo editoriale e di letture dominato da romanzi best-seller.

Giovannetti e Cardilli, attraverso le loro risposte, delineano un ritratto della poesia italiana contemporanea: un ritratto che vede la poesia con un ruolo marginale sia nell’educazione sia nei gusti del pubblico, di cui tuttavia si ha sempre bisogno; una poesia che può anche essere difficile da leggere, ma che offre un’esperienza interiore e solipsistica necessaria, da non confondere con quelle offerte dalla musica o dal romanzo. 

Giovannetti in particolare fa notare come un libro di poesia sia ben diverso da ogni altra categoria, in quanto lascia più spazio al lettore nelle sue facoltà di saltare pagine, di procedere in ordine sparso e soprattutto di rileggere. Proprio l’atto di rileggere nelle parole degli invitati risulta importante in un approccio con la poesia: un incontro solitario con il testo che non disdegna, anzi implica, la ripetizione.

Tradizione, canone e Avanguardie sono alcuni aspetti affrontati dai due ospiti. Dalle risposte di Giovannetti e di Cardilli emerge un panorama difficilmente inquadrabile, in cui l’onda lunga del lirismo poetico si incontra con “la tradizione delle Avanguardie” sino a giungere ad esperienze estremamente sperimentali e performanti quali quella di Marco Ceriani, che arriva a dare fuoco a una delle sue poesie mentre la sta scrivendo. 

Altro aspetto, tanto spinoso quanto interessante, è il confronto sempre più necessario tra la poesia e i social media, uno scontro da cui la poesia non deve ritirarsi spaventata e anzi da cui trarre un nuovo contatto con il pubblico.

Con un estratto di un articolo di Alberto Casadei, i relatori hanno poi evidenziato una possibile crepa nel sistema scolastico, una crepa che tende ad allontanare i lettori dalla poesia non appena finita la scuola dell’obbligo, diversamente da quanto avviene in altri paesi quali la Francia e la Russia. Cardilli pone qui in risalto la questione della metrica libera, un peso che la poesia italiana porta a causa (o per merito) della poesia novecentesca, che, con questa estrema liberazione del verso, ha reso estremamente distante la memorizzazione, tanto da renderla un compito faticoso. La perdita dell’oralità nella poesia italiana non permette infatti di rifarsi troppo da vicino alla tradizione e tramuta la poesia in un oggetto che deve solo essere guardato.

La lettura di due poesie “semplici”, una di Fabio Pusterla e una di Umberto Fiori, introduce infine la “leggermente mostruosa” esperienza della “prosa in prosa” di Tiziano Rossi e di Andrea Inglese, un rilancio della tradizione della “poesia in prosa” nonché un tipo di poesia opposto alle letture precedenti: espressione massima di una poesia che si riduce a segno nero sulla pagina che non significa più.

Giordano Coccia


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