POESIA E IDENTITÀ

Pubblicato da Anna Nicolini il

Il secondo incontro della rassegna poetica MediumPoesia: Poesia e Contemporaneo, tenutosi il 4 Marzo 2019 presso il negozio civico ChiAmaMilano, ha ospitato i poeti Massimo Gezzi e Marco Corsi e la poetessa Maria Borio. Il dialogo, animato da Francesco Ottonello e Luigi Fasciana in qualità di relatori, si è svolto a partire dall’indagine attorno alla relazione sussistente tra l’identità e la poesia e, più in generale, tra l’identità e l’atto creativo della scrittura, fino a toccare uno dei temi portanti dell’intera rassegna: il rapporto tra la poesia e il contemporaneo.

"Poesia e identità" | MediumPoesia: Poesia e Contemporaneo, 2° edizione, 2° incontro

Dalla frase del filosofo Emmanuel Lévinas «l’io non è un essere che resta sempre lo stesso ma l’essere il cui esistere consiste nell’identificarsi, nel ritrovare la propria identità attraverso tutto quello che gli succede» (Totalità ed infinito, 1961) i tre poeti, dopo una lettura ad alta voce di alcune poesie scelte, hanno illustrato la loro concezione dell’identità nei termini del rapporto con l’altro.

Massimo Gezzi, che ha proposto alcune poesie da Il numero dei vivi (Donzelli, 2015), ha messo in luce come, nel suo percorso creativo, la poesia si sia dimostrata lo spazio privilegiato per l’indagine e il riconoscimento di un’identità intesa quale movimento intersoggettivo, sempre in tensione verso l’altro da sé e mai davvero autosufficiente. L’alterità, nell’opera poetica di Gezzi, sembra assumere le forme più disparate e si può intravedere non solo nei soggetti in dialogo con l’io poetico, ma anche nei luoghi e nella natura. L’io, dice Gezzi avvalendosi delle parole di Paul Ricœur, non è un soggetto dominante ma il polo di una relazione con il mondo, il cui strumento di indagine non è altro che la poesia stessa.

Maria Borio, invece, a partire dalla sua ultima pubblicazione, Trasparenza (Interlinea, 2019), illustra la sua propensione ad osservare poeticamente le relazioni umane nel segno dell’incontro tra il puro e l’impuro che trovano sintesi su di una superficie “trasparente” nella quale la visione diretta si mostra mescolata all’impuro, anch’esso ora pienamente visibile. In particolare, questa concezione viene utilizzata dalla poetessa per mettere in versi l’essenza delle relazioni contemporanee, inevitabilmente filtrate e necessariamente legate alla dimensione digitale. Così, nelle poesie di Trasparenza, prende forma il rapporto dell’io con la propria identità, per così dire “sdoppiata” nel difficile e travagliato rapporto tra una misura sensibile e una virtuale.

Marco Corsi, dopo la lettura da Pronomi Personali (Interlinea, 2017), ricollegandosi all’idea di Lèvinas della necessità di abbracciare l’eterogeneo, affida questo compito alla poesia, da lui descritta come dotata di due braccia: il suono e il senso. L’eterogeneo si presenta nella poesia di Corsi, in una molteplicità di linguaggio e spunti che non escludeno nessun luogo e che creano l’identità nei termini di “eredità” e “memoria”. La tradizione e gli antecedenti culturali sembrano sottostare al problema della ricerca di un’identità, in primo luogo poetica, in un momento di passaggio generazionale privo di punti di riferimento. L’identità di salda quindi con l’eterogeneo, attraverso un atteggiamento di apertura nei confronti del “tutto” che porta Corsi a ricercare un’identità senza dare la priorità a nessun insegnamento. In questo modo la massima individualità (l’io) si realizza nella massima dispersione del molteplice contemporaneo.

Prendendo le mosse dal rapporto tra io e altro si è indagato quello tra singolo e molteplice; l’elenco quale strumento poetico per rendere la molteplicità; la gioia (e le sue possibilità di inserirsi all’interno della scrittura versificata) e l’armonia. A tal proposito Maria Borio ha mostrato come il significato etimologico di “armonia” contenga in sé la fatica e la complessità dello sforzo e della tensione, senza i quali non si potrebbe arrivare a una qualsivoglia struttura armonica, non solo poetica e non solo formale.

Infine, dal rapporto tra la poesia e il mondo contemporaneo sono scaturite riflessioni sulle possibilità del mezzo poetico nella società attuale. L’assenza di legami generazionali, di cui parlano Maria Borio e Marco Corsi, porta i due poeti nati negli anni ’80 a parlare piuttosto di legami “genealogici”. In un panorama incerto, la mancanza di punti di riferimenti potrebbe essere recuperata come mancanza di vincoli? in grado, quindi, di lasciare maggiore libertà artistica e di permettere di spaziare in nuovi orizzonti? Il “nuovo” è, però, ancora sinonimo di valore oggi? Massimo Gezzi, ad esempio, rifiuta il culto dell’innovazione: una poesia nuova ma che non sta nel suo tempo non è infatti in grado di comunicare con il presente. L’obiettivo dovrebbe essere, invece, quello di interrogare il proprio tempo, attraverso un’arte che sia partecipe del presente e lo problematizzi. Maria Borio, da parte sua, sottolinea la necessità, per la poesia contemporanea italiana, di confrontarsi con orizzonti transnazionali.

Se la costruzione di un possibile futuro dipende dalle scelte dell’oggi e se la scrittura non è mai indifferente ma è una significativa presa di posizione, una vera e propria forma di azione, in che modo la parola può essere veramente contemporanea? La risposta, secondo Maria Borio, è insita nelle capacità di vedere (oltre) dell’arte: solo l’arte ha la capacità di visione e quando questa capacità si materializza allora sì, l’arte è contemporanea. D’accordo con lei è Massimo Gezzi: siamo soggetti della storia e la necessità di agire, tramite il proprio medium, è proprio quello che – dice il poeta – lo ha spinto a scrivere il poemetto Uno di Nessuno, Storia di Giovanni Antonelli poeta (Casagrande, 2016).

Anna Nicolini


Ascolta l’audio integrale:


Le letture dei poeti:

Maria Borio

Maria Borio, nata nel 1985, si è laureata in Lettere ed è dottore di ricerca in letteratura italiana. Ha pubblicato le raccolte Vite unite (XII Quaderno italiano di poesia contemporanea, Marcos y Marcos, Milano 2015) e L’altro limite (Pordenonelegge-Lieticolle, Pordenone-Faloppio 2017). Ha scritto le monografie Satura. Da Montale alla lirica contemporanea (Serra, Pisa 2013) e Poetiche e individui. La poesia italiana dal 1970 al 2000 (Marsilio, Venezia 2018). Cura la sezione poesia di “Nuovi Argomenti”. Trasparenza, nella collana “Lyra giovani” diretta da Franco Buffoni, è il suo primo vero libro di poesia.


Marco Corsi

Marco Corsi è dottore di ricerca in italianistica e vive a Milano, dove lavora nell’editoria. Ha pubblicato saggi dedicati a poeti italiani contemporanei e una monografia sull’opera di Biancamaria Frabotta. Sue poesie sono apparse su: «Poeti e Poesia», «Semicerchio», «Nuovi Argomenti», Quadernario. Almanacco di poesia e in Poesia contemporanea. Dodicesimo quaderno italiano (Marcos y Marcos 2015). Alcuni suoi testi sono stati tradotti in spagnolo e in greco moderno. Nel 2015 ha vinto il primo premio Cetonaverde poesia – sezione giovani. Con Pronomi personali (Interlinea 2017) ha vinto il Premio Maconi – Giovani. Presso il Laboratorio Formentini per l’editoria è curatore della rassegna “Spazio Poesia”, dedicata all’ascolto della poesia giovane e all’esame della tradizione poetica novecentesca.


Massimo Gezzi

Massimo Gezzi (Sant’Elpidio a Mare, 1976) ha pubblicato i libri di poesia “Il mare a destra” (Edizioni Atelier, 2004), “L’attimo dopo” (luca sossella editore, 2009, Premi Metauro e Marazza Giovani) e “Il numero dei vivi” (Donzelli Editore, 2015, Premio Carducci) più la plaquette trilingue “In altre forme/En d’autres formes/In andere Formen”, con traduzioni in francese di Mathilde Vischer e in tedesco di Jacqueline Aerne (Transeuropa, 2011). Ha curato l’edizione commentata del “Diario del ’71 e del ’72” di Eugenio Montale (Mondadori, 2010) e l’Oscar “Poesie 1975-2012” di Franco Buffoni (Mondadori, 2012). In “Tra le pagine e il mondo” (Italic Pequod, 2015) ha raccolto dieci anni di interviste ai poeti e recensioni a libri di poesia. Vive a Lugano, dove insegna italiano presso il Liceo 1.