PROSPETTIVE NUOVE DELLA POESIA

Pubblicato da Elena Sofia Ricci il

© Lampioni Aerei

Il terzo incontro della rassegna “MediumPoesia: Poesia e Contemporaneo” dell’anno scorso ha visto protagonisti Tommaso di Dio, Franca Mancinelli e Giuseppe Nibali, relatori Francesco Ottonello e Michele Milani.

I tre poeti si dichiarano in continuità, piuttosto che in rottura con la tradizione precedente. Commovente l’immagine condivisa da Franca Mancinelli, che si portava dei libretti di poesie in campagna e lì imparava a memoria i versi. È infatti impensabile, come sostiene Nibali, scrivere una parola senza averne lette tante, una parola che per la Mancinelli dovrebbe risuonare viva, colma della sua origine.

È quindi una posizione di continuità verso il passato quella sentita dai tre ospiti, posizione permeata di un sentimento di dispersione che, secondo Nibali, va raccontato. Un aggiornamento è necessario per trattare con il contemporaneo, così come è necessario da parte della critica. Altrettanto importante è stato, per Tommaso di Dio e Franca Mancinelli, trovare una comunità. “Fino a ventotto-ventinove anni non avevo chiaro il concetto di poesia”, dichiara Tommaso. Poi l’autore comincia a pensare che, se esistono poeti più grandi di lui ne devono esistere anche fra i suoi coetanei. 

È sulla ricchezza e sulla qualità della produzione poetica contemporanea che Tommaso mette l’accento, produzione che dovrebbe distaccarsi, sotto il marchio della complessità, dalla realtà mediatica contemporanea, un’arte in sfida aperta contro l’algoritmo di Facebook, che sta nel problematico, nel complesso. Il poeta non è infatti colui che vede e dà soluzioni facili, che sta sul piedistallo del suo tempo, ma è colui che da esso cade: egli si muove a tentoni nel buio e tenta una via di comunicazione. Così Tommaso spiega l’affermazione del filosofo Agamben per cui «contemporaneo è colui che percepisce il buio del suo tempo come qualcosa che lo riguarda e non cessa di interrogarlo. Contemporaneo è colui che riceve in pieno viso il fascio di tenebra che proviene dal suo tempo». È un buio, quello di Agamben, che per Franca Mancinelli si rivela luminoso. Il poeta conosce, dice, il rischio di attraversare questa realtà senza magari mai riuscire a raggiungerla: questo è il compito della poesia, lottare contro l’inespresso, “contro il limite che sono le parole, che sono sempre vuote e piccole, ma anche un deposito antichissimo di tutta l’umanità precedente.” Il contemporaneo, per Franca, vuol dire cercare di raggiungere la realtà, tentare di riportare alla luce l’origine della parola, la sua capacità di provocare cambiamenti e metamorfosi. Con questa capacita, dice la poetessa, “saremmo fortissimi, invincibili. Per questo il contemporaneo cerca di imbrigliare la parola”.

Con una posizione in parte diversa dagli altri due ospiti Giuseppe Nibali sostiene, invece, che il contemporaneo sta nella ricezione e non nell’atto. Se avessimo ritrovato ora Foscolo sarebbe diverso. Le novità sono state sempre accolte con lamentele: persino Baudelaire, infatti, era contrario all’avvento della fotografia. 

Al rapporto con il contemporaneo Tommaso lega il tema della genitorialità e della fertilità, presente in molte poesie dei tre ospiti, un tema così centrale proprio perché nel nostro tempo il poeta sente sempre meno il rapporto con l’originalità: non si sente orfano, ma erede. Per Giuseppe il tema è invece così presente perché i genitori sono ciò che viviamo e vediamo, ciò che viviamo anche nella loro assenza, nella mancanza di tempo per stare con loro. Questo rapporto genitoriale è trasferito da Tommaso in poesia tramite un’esperienza in un reparto di neonatologia, il rapporto di una maternità che Franca vede negli altri e rivede nella scrittura.

Elena Sofia Ricci


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