Domenico Brancale | Dentro la poesia

Dentro la poesia OFF

L’evento: in dialogo con Domenico Brancale

Il 27 novembre del 2019 si è svolto, presso la sala conferenze del negozio civico ChiAmaMilano, l’evento Dentro la poesia OFF, con il poeta Domenico Brancale.

L’incontro, presentato da Tommaso Di Dio, ha visto Federico Ferrari e Anna Ruchat in dialogo col poeta Domenico Brancale. Al centro dell’incontro ha trovato spazio la sua ultima raccolta: Scannaciucce (Mesogea edizioni, 2019).

Insieme ad alcuni scatti, potrete trovare l’audio integrale dell’incontro, il video di alcune letture inedite del poeta e altre dalle raccolte “Scannaciucce” e “Per diverse ragioni”.

"Dentro la poesia OFF - Domenico Brancale"

Ascolta l’audio integrale dell’evento

Parte 1
Parte 2
Parte 3

Domenico Brancale | Dentro la poesia

Due poesia da “Scannaciucce”:

Qua e pure llà
ne ’ssute tutte quande pacce
E chi u sàpe
si pure i na matine
mi gauzère pp’ ’a lune storte
e m’ ’a ruppère ’a cape
mbacce a nu specchie di luce.
M’avìsse a vedè
che tenghe nd’u stòmmeche
o raske d’o striseme
di quanne ne mangiàmme
ppi ll’uocchie ’a terre
Non assemmeghièje a mmi
Pure u vule di nu cristarielle
vulìa ièsse
pure na skuppetàte
chiantàte daint’u core
Nda na parte ng’è ’a vite
nda n’ate ’a morte.
Qui e pure lì
sono tutti usciti pazzi
E chi può dirlo
se pure io una mattina
mi sveglio con la luna storta
e mi rompo la testa
contro uno specchio di luce.
Dovresti vedere
che cosa ho nello stomaco
i graffi delle strida
di quando ci mangiavamo
con gli occhi la terra
Non assomigliavo a me
Pure il volo di un nibbio
volevo essere
pure la fucilata
piantata dentro il cuore
Da una parte c’è la vita
dall’altra la morte.

Alcune letture dall’evento

Una breve biografia di Domenico Brancale

Domenico Brancale, poeta e performer, nasce il 5 giungo 1976 a Sant’Arcangelo (Basilicata). Vive a Bologna e Venezia.

Ha pubblicato: Cani e porci (2001, Ripostes), L’ossario del sole (Passigli, 2007), Controre (Effigie, 2013), incerti umani (Passigli, 2013), Per diverse ragioni (Passigli, 2017) e Scannaciucce (Mesogea, 2019) che raccoglie tutti i suoi testi in dialetto lucano. Ha curato il libro Cristina Campo In immagini e parole (Ripostes, 2002), e tradotto Cioran, Michaux, John Giorno, Claude Royet-Journoud, Victoria Xardel.


È tra i curatori della collana di poesia straniera “Le Meteore” per Effigie e della collana “Prova d’Artista” per la Galerie Bordas.
Inoltre, il suo lavoro sulla voce e sullo spazio ha prodotto le performance: Nessun sole sorge senza l’uomo (Monte Calvario, Sant’Arcangelo 2007), Questa deposizione rischiara la tua assenza (Gasparelli Arte Contemporanea, Fano 2009), Un sempre cominciamento (galerie hus, Paris 2012), Nei miei polmoni c’è l’attesa (Galleria Michela Rizzo, Venezia 2013), Incerti umani (Galleria de Foscherari, Bologna 2013), Se bastasse l’oblio (MAC Lissone, 2014), Langue brûlé (Palais de Tokyo, Paris 2014), Scannaciucce – una lode dell’Asino (Matera, 2019).

Poesia e contemporaneo | Volume 1

A dialogo con i poeti contemporanei

Introduzione di Francesco Ottonello

Due anni di dialogo con i poeti contemporanei

Poesia e Contemporaneo vol. 1. A dialogo con i poeti contemporanei nasce da un’attività svolta sul territorio – oltre che sulle piattaforme virtuali – negli anni 2018 e 2019: la rassegna MediumPoesia: Poesia e Contemporaneo. L’idea sviluppata negli anni precedenti era portare i poeti viventi a dialogo, tra loro e con noi (del gruppo studentesco, ora Associazione, Lampioni Aerei), sulla complessità del contemporaneo, con un’attenzione ai nuovi media e al fare poetico. Potremmo chiederci, ancora, se esiste nella poesia una possibilità. O meglio, la poesia può essere oggi un medium vitale, in grado di chiamare, smuovere, comunicare? Il percorso di questi anni è stato volto a indagare ciò, con un focus ulteriore al rapporto tra la poesia e altre forme artistiche (come la musica, il cinema, il teatro, le arti visive) e  con vasti aspetti

interrelati, quali la critica, la politica, gli strumenti di diffusione, la cura del libro.
Il primo anno di MediumPoesia: Poesia e Contemporaneo ha offerto una possibilità di confrontarsi sul rapporto tra poesia e contemporaneità attraverso dieci incontri (sei e quattro), per gli studenti universitari, per la cittadinanza di Milano e dintorni, e per chiunque ci abbia seguito a distanza – video, foto, audio integrali sono stati caricati sulle piattaforme online. La seconda edizione della rassegna è proceduta con ulteriori poeti, grazie ad altri quattro incontri. In questo primo volume (il secondo uscirà prossimamente), troverete la trascrizione di cinque dialoghi tra i relatori – Francesco Ottonello, Michele Milani, Silvia Righi, Luigi Fasciana – e alcuni degli ospiti, nati nell’arco di un cinquantennio: 1948 – 1995.
Il volume si apre con due incontri di ampio respiro, in un confronto intergenerazionale: quello tra Cristiano Poletti e Fabio Pusterla (Strumenti critici e diffusione della poesia, I edizione) e quello tra Franco Buffoni e Guido Mazzoni (Poesia e critica del mondo, II edizione). Successivamente, troverete dei dialoghi con tre ospiti a incontro, poeti delle ultime generazioni, in un dibattito sulla possibilità di fare poesia nel nostro tempo: Tommaso Di Dio, Franca Mancinelli, Giuseppe Nibali (Prospettive nuove della poesia, I edizione) e Gabriele Galloni, Giulia Martini, Giovanna Cristina Vivinetto (Poeti degli anni Novanta, II edizione). In conclusione, un incontro tra due diverse generazioni, intorno al macrotema dell’oralità in poesia, con i poeti Umberto Fiori e Julian Zhara (Poesia, musica e performance, I edizione). La nostra volontà non era di condurre presentazioni stantie e statiche di libri, autoreferenziali sulla poesia, ma di fornire stimoli e provocazioni per riflettere, dialogare, incontrarsi – e anche scontrarsi – attraverso la parola e nella parola . Nel successivo volume, invece, troverete i seguenti dialoghi: La poesia di oggi: introduzione (Lorenzo Cardilli e Paolo Giovannetti), Poesia e identità (Maria Borio, Marco Corsi, Massimo Gezzi), Poesia tra dimensione drammaturgica e teatro (Franco Buffoni, Vincenzo Frungillo), Poesia, stile e cura (Stefano Dal Bianco, Antonio Riccardi), Poesia tra avanguardia e transmedialità (Biagio Cepollaro, Italo Testa).
Non posso che ringraziare coloro che hanno aderito al progetto e ci hanno seguito in questi anni, ringrazio Michele Milani, i ragazzi e le ragazze di Lampioni Aerei, che si sono profusi con slancio generoso in questa iniziativa, il presidente Filippo Ilderico, per la fiducia ripostami.
Per quanto riguarda l’immediato futuro, il 2020 aprirà un nuovo decennio, e noi ci saremo. Inviteremo altre voci, le accenderemo in dialogo, sul rapporto tra la poesia e quel che resta, oltre il libro, oltre gli schermi, della poesia nella vita.

Francesco Ottonello

Riconoscimenti

Curatore: Francesco Ottonello.

Impaginazione: Elena Sofia Ricci.

Copertina: Filippo Ilderico.

Trascrizioni: Giordano Coccia, Luigi Fasciana, Filippo Ilderico, Michele Milani, Myriam Nicoli e Silvia Righi.

Prefazione di Tommaso Di Dio.

Il primo caffé – raccolta di racconti

Indagare le infinite possibilità del reale

Prefazione di Alessandro Crea

È la mia abitudine, e poi è il mio mestiere.
Per molto tempo ho preso la penna per una spada: ora conosco la nostra impotenza.
Non importa: faccio, farò dei libri; ce n’è bisogno; e serve, malgrado tutto […]

Jean-Paul Sartre, Les Mots

Come potrebbe iniziare una Prefazione su una raccolta di racconti di giovani scrittori emergenti che sognano di entrare a far parte, un giorno, del mondo della letteratura e dell’editoria?
Si potrebbe, secondo le modalità canoniche di una critica letteraria anche un po’ obsoleta, intraprendere un discorso sulle differenze tra novella e racconto, quest’ultimo diviso in racconto breve o racconto lungo. Ma poi, dopo una serie di definizioni e di concetti teorici e narratologici, si arriverebbe ad una questione spinosa: quando il racconto lungo diventa romanzo breve? E lì, ancora, ci si potrebbe avvalere di una sequela di nomi e opere di grandi critici del Novecento che hanno dato una sorta di etichetta morfologico-generica per determinare le opportune differenze.
Dopo varie riflessioni si è pensato di non appesantire il lettore di una raccolta di giovani studenti universitari con quello che, di fatto, diventerebbe un piccolo saggio critico che forse non riuscirebbe a delineare in maniera opportuna ed efficace il vero significato di questa prima raccolta.
Si preferisce, quindi, un alleggerimento dei toni, delle nozioni accademiche, dei registri linguistici, delle definizioni: fondamentali, certo, nello studio e nelle premesse metodologiche ad un’analisi del testo, ma che in questo caso, e solo in questo caso, apparirebbero superflue.
È necessario, prima di ogni lettura, porsi delle domande e sapere cosa chiedere ad un’opera letteraria. Ma forse – e questo sì, costituisce una caratteristica fondativa del sistema letterario della modernità – non occorre più di tanto chiedersi che cos’è un racconto, bensì come funziona. Ecco che qualsiasi etichetta ontologica viene meno in seguito alla frattura irriducibile – avvenuta a metà del Settecento – che ha portato al passaggio, al mutamento di paradigma dal sistema letterario d’antico regime al sistema letterario della modernità.
Soprattutto, la volontà di definire ontologicamente viene a perdersi quando si ha davanti una raccolta di racconti di autori diversi. Forse l’insegnamento più interessante da percepire in seguito alla lettura attenta di questi disegni – per utilizzare le parole dell’Ingegnere della letteratura Carlo Emilio Gadda – è proprio questo: non domandarsi troppo cosa sia la letteratura, ma come funzioni, quali meccanismi possa aprire, cosa possa farci comprendere meglio. Noi, in primis, ma anche gli altri, il resto del mondo. Perché per uno studio fecondamente critico – e questa è anche una premessa di metodo – la letteratura va messa in confronto non solo con le varie discipline di ricerca, ma anche con tutti gli ambiti che compongono il paradigma culturale della nostra società.
Tornando alla nostra raccolta, occorre davvero partire dal presupposto di cancellare qualsiasi intento di definire cosa sia la letteratura: perché per una scrittrice può avere le sembianze di un pianista, può essere, per un altro giovane aspirante scrittore, tra le pareti di un bar, o può collocarsi tra i petali dei fiori che una piccola protagonista inizia a contare in un atteggiamento tra l’ingenuo e il sognante.
D’altronde, e ci si rifà, qui, a Julio Cortazar, la letteratura non è nata per dare risposte, ma per fare domande, per inquietare, per aprire l’intelligenza e la sensibilità a nuove prospettive del reale.

Alessandro Crea

Riconoscimenti

Curatori: Filippo Ilderico e Myriam Nicoli.

Impaginazione: Elena Sofia Ricci.

Copertina: Elena Marras.

Editors: Giulia Annecca, Alessandro Crea, Teresa David, Filippo Ilderico, Sofia Masullo, Myriam Nicoli e Elena Sofia Ricci.

Autori: Giulia Annecca, Giordano Coccia, Teresa David, Mario Marconetti, Elena Marras, Sofia Masullo e Elena Sofia Ricci.

Dentro la poesia – Plaquette di poesie

Prefazione di Francesco Ottonello

Questa plaquette raccoglie dieci testi, legati anche a un’esperienza di condivisio- ne poetica, promossa dall’Associazione milanese Lampioni Aerei: il laboratorio Dentro la poesia a cura di Tommaso Di Dio, che ne parla come «luogo del rilancio e dell’ampiezza, lo spazio della complessità e della comunità, alla ricerca di quell’atmosfera da bottega rinascimentale che il cattivo pregiudizio sul lavoro del poeta come arte della solitudine ha troppo spesso sottratto alla concreta pratica del nostro tempo».
In apertura e chiusura troviamo due testi di Tommaso Di Dio (1982), che traggono spunto da un verso di Franco Fortini (1917- 1994), nel mezzo si susseguono due testi per ognuno dei seguenti poeti nati negli

anni Novanta: Luigi Fasciana (1992), Francesco Ottonello (1993), Silvia Righi (1995), Michele Milani (1996).

Francesco Ottonello

La spiaggia | Consiglio di lettura

Il 13 novembre, per il secondo incontro del gruppo di lettura di Lampioni Aerei, è stato scelto La spiaggia di Cesare Pavese. Il romanzo breve viene pubblicato a puntate nel 1941 sulla rivista «Lettere d’oggi» e in volume un anno dopo.

Nel 1946 lo stesso autore ne
diede una definizione piuttosto dura e categorica definendolo «[…] il mio
romanzetto non brutale, non proletario e non americano – che pochi per fortuna
hanno letto – non è scheggia del monolito. Rappresenta una mia distrazione,
anche umana, e insomma, se valesse la pena, me ne vergognerei. È quello che si
chiama una franca ricerca di stile».

La spiaggia è una delle
prime opere di Pavese, considerato, appunto, un esercizio di stile nel quale è
possibile intravedere i temi della narrativa pavesiana: «l’amicizia, le radici,
le descrizioni di paesaggi indimenticabili».

Pochi personaggi, il confronto fra l’oziosa vita di spiaggia ligure e la città di Torino, la nostalgia della giovane età, la critica della vita borghese raccontati in questo romanzo intenso e malinconico costituiscono, di fatto, i primi passi di un Pavese che, dopo l’esordio di Paesi tuoi (1941), propone tematiche che costituiranno gran parte della sua letteratura.

Alessandro Crea

Scopri di più sul nostro gruppo di lettura, la partecipazione è libera e gratuita

Poesia, stile e cura

Il 2 aprile scorso, presso il negozio civico ChiAmaMilano, si è svolto il quarto ed ultimo incontro della seconda edizione della rassegna poetica “Medium Poesia: Poesia e Contemporaneo”. Ospiti di questo incontro conclusivo sono stati Antonio Riccardi e Stefano Dal Bianco, accompagnati da Francesco Ottonello e Silvia Righi in veste di relatori.

"Poesia stile e cura" | MediumPoesia: Poesia e Contemporaneo, 2° edizione, 4° incontro

Dopo alcune letture che hanno introdotto i due ospiti e alcune delle loro opere al pubblico, a Riccardi e Dal Bianco è stata posta una domanda, diventata ormai liturgica nel modus operandi della rassegna, riguardo il rapporto fra poesia e contemporaneità. Da un lato Dal Bianco ha portato all’attenzione il bisogno di stare dentro la tradizione novecentesca, di viverla dinamicamente attraverso, per esempio, la scelta del verso libero; dall’altro Riccardi ha risposto con una contro-domanda, chiedendo ai relatori e al pubblico se sia davvero possibile fare poesia senza rapportarsi con la propria tradizione. Una tradizione che può essere criticata, amata o idolatrata, ma che certamente va conosciuta in profondità per poter produrre buona poesia.

In riferimento agli studi di Dal Bianco, che si è occupato di Ariosto e Zanzotto in primis, e al lavoro di Riccardi, per molti anni direttore editoriale di Mondadori, la seconda domanda posta dai relatori si è concentrata sul rapporto con i poeti con cui o su cui si lavora. Come hanno influito questi poeti sugli ospiti?

Dal Bianco, portando la sua personalissima esperienza, ha trovato nello studio di altri poeti un modo insolito e forse più profondo di penetrare nella psiche degli autori di cui ha via via trattato. Barcamenandosi fra le ottave di Ariosto e i versi di Zanzotto, Dal Bianco ha avuto l’occasione di studiare poetiche tra loro diversissime, prendendo da esse i loro lati buoni e cattivi, i loro effetti benefici e malefici. Ha infine ammesso che studiare altri poeti aiuta a trovare le parole per quello che si vuole scrivere.

D’altro canto Riccardi, con una risposta più concentrata sul mondo editoriale, ha dipinto un ritratto molto fragile della poesia contemporanea, in balia, come il resto del commercio librario, ai gusti del pubblico.

Tornando poi alla produzione poetica dei due invitati, la terza domanda si è concentrata sul rapporto che i due autori hanno instaurato con il loro lettore più o meno immaginario.

Dal Bianco, parlando delle sue raccolte Ritorno a Planaval (Mondadori, 2001) e Prove di libertà (Mondadori, 2012), ha riconosciuto una tensione verso il lettore che ha risvolti quasi escatologici e che è empatica nel primo caso e antipatica nel secondo. Il lettore immaginato da Dal Bianco ha fortemente influito sul suo linguaggio, semplificato appunto per poter meglio distinguere davanti ai suoi occhi un lettore in cui poter credere. Un lettore che deve uscire cambiato dall’incontro con i suoi versi, proprio come lui è uscito cambiato dal confronto con Ariosto o con Zanzotto.

Riccardi, parlando del suo Tormenti della cattività (Garzanti, 2018), una raccolta in cui mostra come l’inizio di ogni storia d’amore sia sempre il momento della relazione più irragionevole, sostiene di non aver mai ceduto al fascino del lettore ideale. Anche lui, rifacendosi a quanto detto da Dal Bianco, ritiene che la poesia debba riuscire a cambiare il lettore incontrandolo, pena la sua inefficacia. Riccardi sottolinea poi come la poesia sia un tipo di componimento che cerca inesorabilmente un rapporto con il lettore: cerca quella corda segreta che possa far vibrare qualcosa all’interno di chiunque le si avvicini.

I relatori hanno quindi voluto indagare il rapporto dei due scrittori con le figure femminili che emergono dalle loro raccolte d’amore.

Dal Bianco spiega che nei suoi versi ha cercato un modo di esplicitare il grosso problema rappresentato dal parlare a nome dell’altro, un compito quanto mai insicuro e rischioso.

Riccardi invece, professandosi disinteressato nei riguardi della sua autobiografia, sostiene che ogni rapporto amoroso sia un grande pendolo che oscilla fra verità assolute e piccole accortezze, e arringa nuovamente il pubblico chiedendogli dove sia il territorio in cui chi scrive parla di sé stesso.

La domanda posta a conclusione dell’incontro si interessa del lessico bellico e guerresco usato dagli ospiti nelle loro rispettive raccolte.

Mentre dai versi di Dal Bianco emerge un “io guerriero” che fatica, combatte e lotta con sé stesso e il mondo per provare a liberarsi in un’approfondita e seria indagine del proprio essere, da quelli di Riccardi spicca uno slittamento dall’azione bellica a quella lavorativa. Questi due mondi, messi in parallelo sotto una luce quasi inquietante, mostrano il lavoro come una drammatica e grottesca liturgia della ferocia: una liturgia guidata e dominata da una fede incondizionata nei numeri, ma al contempo piena di insidie e di menzogne.

Giordano Coccia


Ascolta l’audio integrale:


Letture e biografie:

Stefano Dal Bianco

Stefano Dal Bianco (Padova 1961) insegna «Poetica e Stilistica» all’Università di Siena. Dal 1986 al 1989, con M. Benedetti e F. Marchiori, ha diretto la rivista Scarto Minimo. Dal 1992 al 1994 è stato nella redazione di Poesia. Come studioso e critico si è occupato della metrica di Petrarca, Ariosto, Andrea Zanzotto, e di poesia del Novecento. Di Zanzotto ha curato il Meridiano Mondadori nel 1999 (con G.M. Villalta) e l’Oscar Tutte le poesie (2011).
Libri di poesia: La Bella Mano (Crocetti 1991), Stanze del Gusto Cattivo (in Primo quaderno italiano, Guerini e associati 1991), Ritorno a Planaval (Mondadori 2001; Lieto Colle 20182), Prove di Libertà (Mondadori 2012). Sue poesie sono state tradotte in neerlandese, tedesco, francese, inglese, spagnolo, russo, serbo, sloveno, cinese.


Antonio Riccardi:

Antonio Riccardi è nato a Parma nel 1962. Vive a Sesto San Giovanni (Milano) ed è direttore editoriale della casa editrice Società editrice milanese (SEM).
Ha studiato Filosofia all’Università di Pavia. Dalla fine degli anni Ottanta ha lavorato per Mondadori ed è stato direttore editoriale degli Oscar. Ha pubblicato le raccolte poetiche Il profitto domestico (Il Saggiatore, 1996) e Gli impianti del dovere e della guerra (Garzanti, 2004), Acquarama e altre poesie d’amore (Garzanti, 2009) e il recente Tormenti della cattività (Garzanti, 2018). Ha tenuto conferenze e lezioni in Italia, negli Stati Uniti, in Francia e in Danimarca. Collabora a diverse riviste e giornali e fa parte del comitato di redazione di Nuovi Argomenti e di Letture. Ha curato, con Maurizio Cucchi, il volume Nuovissima poesia italiana (Mondadori, 2004), l’Almanacco dello Specchio (Mondadori, edizioni 2005-2011) e il volume di saggi Cosmo più servizi. Divagazioni su artisti, diorami, cimiteri e vecchie zie rimaste signorine (Sellerio, 2014). Per le sue opere ha ricevuto, fra gli altri, il Premio Dessì, il Premio Brancati, il Premio LericiPea, il Premio Mondello.

Poeti degli anni Novanta

Il 18 marzo, presso il negozio civico ChiAmaMilano, si è tenuto il terzo e penultimo incontro della rassegna poetica Mediumpoesia: Poesia e Contemporaneo dal titolo «Poeti degli anni novanta». I relatori Francesco Ottonello e Silvia Righi hanno dialogato con il poeta Gabriele Galloni e le poetesse Giulia Martini e Giovanna Cristina Vivinetto. 

"Poeti degli anni Novanta" | MediumPoesia: Poesia e Contemporaneo, 2° edizione, 3° incontro

Il dialogo si è concentrato sul rapporto tra la poesia e il contemporaneo, indagato dal punto di vista di poeti che sono nati negli anni Novanta: Vivinetto e Martini sono del ’94 e Gabriele Galloni del ’95. Il dialogo si è sviluppato a partire dai rapporti dei giovani poeti con la tradizione del ‘900.

Giovanna Cristina Vivinetto dopo aver letto alcune poesie tratte dalla raccolta Dolore minimo(Interlinea, 2018), ha sottolineato come per i giovani poeti del Duemila siano sì importanti i cambiamenti e le innovazioni ma, contemporaneamente, è bene conoscere il Novecento e tutto ciò che ha portato. La sfida, secondo la poetessa nata a Siracusa, è quella di riuscire in qualche modo ad adeguarsi: ovvero essere comprensibili e aderenti a quanto si ha intorno. Essere, quindi, figli del proprio secolo, pur non dimenticando il passato.

Giulia Martini a partire dalla lettura di Coppie minime (Internopoesia Editore, 2018) ha subito sottolineato la macrostruttura del suo libro, diviso in quattro sezioni che hanno a che fare con il problema del dire. Una sezione, intitolata Voci correlate, vuole mettere in luce, infatti, il modo di scrivere poesia attraverso varie voci. La poesia è dunque la lettura di quanto è avvenuto prima, la correlazione di altre voci sentite.

Il poeta Gabriele Galloni ha letto alcune poesie tratte dalle sue tre recenti raccolte: Slittamenti (Alter Ego-Augh! Edizioni, 2017), In che luce cadranno (Rplibri, 2018) e Creatura breve (Ensemble, 2018). Alla domanda sul rapporto con la tradizione, il poeta ha risposto che nella sua poesia non c’è nulla di programmato e di meditato, quindi non riesce a delineare un legame con il passato, pur riconoscendone l’importanza.

Vista la giovane età dei poeti ospiti dell’incontro, un’ulteriore domanda che ha suscitato varie riflessioni è stata quella della possibilità o meno di dare consigli ad un giovane che vuole iniziare a scrivere e a pubblicare poesia. Galloni, anche per questa domanda, ribadisce come non ci sia nulla di programmato; mentre “aspettare” è stato il consiglio principale che si è sentita di dare Giulia Martini, facendo riferimento anche ad una sua fretta che, in passato, di certo non è stata positiva per la sua scrittura.
Giovanna Cristina Vivinetto, condividendo il consiglio di Giulia Martini, ha inoltre sottolineato come un libro trovi sempre la sua strada se deve trovarla. Ha ribadito anche il bisogno e l’importanza di ascoltare i propri testi.

Dai relatori è stato domandato il rapporto che i vari poeti hanno con il tema dell’eros nella loro poesia. Galloni, facendo riferimento ai suoi testi, ha sottolineato il richiamo al sacro, all’estasi e al sentimento di pulsione e di morte, ribadendo come nella sua poesia l’eros sia utilizzato anche per domandarsi qualcosa sul linguaggio. Un tema richiamato dal giovane poeta romano è stato anche quello della brutalità dell’innocenza. Giovanna Cristina Vivinetto ha parlato dell’eros nella sua poesia in riferimento alla rappresentazione del corpo, allontanandosi dunque dal concetto sacro di Galloni. Il corpo è il corpo che cambia in seguito anche ad un percorso di cambiamento di sesso e di transessualità, è un qualcosa da affrontare non tanto per quello che è ma per quello che potrebbe essere.

Silvia Righi ha chiesto a Giulia Martini, sempre in riferimento alla lettura delle sue poesie, il rapporto che la sua scrittura ha con l’amore cortese a l’amor de lonh. La poetessa ha ribadito come nei suoi testi ci sia spesso l’idea del tued ioma mai nello stesso luogo. 

L’ultima domanda ha riguardato invece il rapporto che i giovani poeti hanno con la critica.
Giovanna Cristina Vivinetto ha sottolineato come molta critica abbia considerato il suo successo come semplice frutto di una tematica inedita in poesia come quella della transessualità, ma ha ricordato anche dei commenti positivi e favorevoli come quello di Cesare Viviani. La poetessa, inoltre, ha sottolineato come si debba essere grati anche dei commenti negativi.

Parlando di comunità di poeti degli anni Novanta, si è citato anche un’antologia a cura di Giulia Martini dal titolo «Poeti italiani nati negli anni ’80 e ’90: 1», un lavoro che continuerà con altre antologie e che ha voluto dare un ritratto di una generazione, caratterizzato da una «reciprocità dialogante» data anche dal fatto che i vari poeti, spesso tra loro conoscenti, sono presentati da brevi biografie e articoli scritti da altri poeti. 

Alessandro Crea


Ascolta l’audio integrale:


Letture e biografie:

Gabriele Galloni

Gabriele Galloni è nato nel 1995 a Roma, dove vive. Le sue raccolte di versi sono: Slittamenti (Alter Ego-Augh! Edizioni, 2017, nota introduttiva di Antonio Veneziani), In che luce cadranno (Rplibri, 2018). Autore e ideatore, per la rivista “Pangea”, della rubrica Cronache dalla Fine – dodici conversazioni con altrettanti malati terminali. Sue poesie, oltre a essere tradotte in spagnolo e in romeno, sono apparse sulle maggiori riviste italiane.


Giulia Martini

Giulia Martini (Pistoia, 1993) vive a Firenze, dove si è laureata in Letteratura italiana contemporanea con una tesi su Patrizia Cavalli. A gennaio 2015 ha raccolto 38 componimenti sotto il titolo Manuale d’Istruzioni (Albatros, 2015). Le sue poesie sono state ospitate sulle riviste Poesia e Gradiva, sulle antologie Secolo Donna 2017: Almanacco di Poesia Italiana al Femminile (Macabor, 2017) e Un Verde Più Nuovo dell’Erba. Poetesse “Millennial” degli anni ‘90 (LietoColle, 2018). A giugno 2018 pubblica Coppie Minime (Interno Poesia), accolta con entusiasmo dalla critica.


Giovanna Cristina Vivinetto

Giovanna Cristina Vivinetto è nata a Siracusa nel 1994. Laureata in Lettere, vive attualmente a Roma, dove studia Filologia moderna all’Università La Sapienza. I suoi testi sono apparsi e sono stati recensiti sul n. 86 della rivista di poesia e critica letteraria “Atelier”, sulla rivista online “Pioggia Obliqua” e “La Tigre di Carta”, sui siti web “Poetarum Silva”, “Atelier online”, “Carteggi letterari”, “Nazione Indiana” e sul blog della Rai dedicato alla poesia e diretto da Luigia Sorrentino. “Dolore minimo” (Interlinea, 2018 – prefazione di Dacia Maraini, postfazione di Alessandro Fo), è la sua opera prima ed è il primo testo in versi in Italia ad affrontare la tematica della transessualità. Esso è apparso e recensito su diverse testate giornalistiche, tra cui Il Fatto Quotidiano, La Repubblica, Il Libraio, La Stampa, Il Messaggero, Il Manifesto, Panorama, Il Corriere della Sera, La Sicilia e diverse altre. Finalista al Premio Mauro Maconi 2018, è la vincitrice della VII edizione del prestigioso premio biennale Cetonaverde Poesia Giovani (2018) e della 59^ edizione del premio San Domenichino Città di Massa.

Poesia e identità

Il secondo incontro della rassegna poetica MediumPoesia: Poesia e Contemporaneo, tenutosi il 4 Marzo 2019 presso il negozio civico ChiAmaMilano, ha ospitato i poeti Massimo Gezzi e Marco Corsi e la poetessa Maria Borio. Il dialogo, animato da Francesco Ottonello e Luigi Fasciana in qualità di relatori, si è svolto a partire dall’indagine attorno alla relazione sussistente tra l’identità e la poesia e, più in generale, tra l’identità e l’atto creativo della scrittura, fino a toccare uno dei temi portanti dell’intera rassegna: il rapporto tra la poesia e il contemporaneo.

"Poesia e identità" | MediumPoesia: Poesia e Contemporaneo, 2° edizione, 2° incontro

Dalla frase del filosofo Emmanuel Lévinas «l’io non è un essere che resta sempre lo stesso ma l’essere il cui esistere consiste nell’identificarsi, nel ritrovare la propria identità attraverso tutto quello che gli succede» (Totalità ed infinito, 1961) i tre poeti, dopo una lettura ad alta voce di alcune poesie scelte, hanno illustrato la loro concezione dell’identità nei termini del rapporto con l’altro.

Massimo Gezzi, che ha proposto alcune poesie da Il numero dei vivi (Donzelli, 2015), ha messo in luce come, nel suo percorso creativo, la poesia si sia dimostrata lo spazio privilegiato per l’indagine e il riconoscimento di un’identità intesa quale movimento intersoggettivo, sempre in tensione verso l’altro da sé e mai davvero autosufficiente. L’alterità, nell’opera poetica di Gezzi, sembra assumere le forme più disparate e si può intravedere non solo nei soggetti in dialogo con l’io poetico, ma anche nei luoghi e nella natura. L’io, dice Gezzi avvalendosi delle parole di Paul Ricœur, non è un soggetto dominante ma il polo di una relazione con il mondo, il cui strumento di indagine non è altro che la poesia stessa.

Maria Borio, invece, a partire dalla sua ultima pubblicazione, Trasparenza (Interlinea, 2019), illustra la sua propensione ad osservare poeticamente le relazioni umane nel segno dell’incontro tra il puro e l’impuro che trovano sintesi su di una superficie “trasparente” nella quale la visione diretta si mostra mescolata all’impuro, anch’esso ora pienamente visibile. In particolare, questa concezione viene utilizzata dalla poetessa per mettere in versi l’essenza delle relazioni contemporanee, inevitabilmente filtrate e necessariamente legate alla dimensione digitale. Così, nelle poesie di Trasparenza, prende forma il rapporto dell’io con la propria identità, per così dire “sdoppiata” nel difficile e travagliato rapporto tra una misura sensibile e una virtuale.

Marco Corsi, dopo la lettura da Pronomi Personali (Interlinea, 2017), ricollegandosi all’idea di Lèvinas della necessità di abbracciare l’eterogeneo, affida questo compito alla poesia, da lui descritta come dotata di due braccia: il suono e il senso. L’eterogeneo si presenta nella poesia di Corsi, in una molteplicità di linguaggio e spunti che non escludeno nessun luogo e che creano l’identità nei termini di “eredità” e “memoria”. La tradizione e gli antecedenti culturali sembrano sottostare al problema della ricerca di un’identità, in primo luogo poetica, in un momento di passaggio generazionale privo di punti di riferimento. L’identità di salda quindi con l’eterogeneo, attraverso un atteggiamento di apertura nei confronti del “tutto” che porta Corsi a ricercare un’identità senza dare la priorità a nessun insegnamento. In questo modo la massima individualità (l’io) si realizza nella massima dispersione del molteplice contemporaneo.

Prendendo le mosse dal rapporto tra io e altro si è indagato quello tra singolo e molteplice; l’elenco quale strumento poetico per rendere la molteplicità; la gioia (e le sue possibilità di inserirsi all’interno della scrittura versificata) e l’armonia. A tal proposito Maria Borio ha mostrato come il significato etimologico di “armonia” contenga in sé la fatica e la complessità dello sforzo e della tensione, senza i quali non si potrebbe arrivare a una qualsivoglia struttura armonica, non solo poetica e non solo formale.

Infine, dal rapporto tra la poesia e il mondo contemporaneo sono scaturite riflessioni sulle possibilità del mezzo poetico nella società attuale. L’assenza di legami generazionali, di cui parlano Maria Borio e Marco Corsi, porta i due poeti nati negli anni ’80 a parlare piuttosto di legami “genealogici”. In un panorama incerto, la mancanza di punti di riferimenti potrebbe essere recuperata come mancanza di vincoli? in grado, quindi, di lasciare maggiore libertà artistica e di permettere di spaziare in nuovi orizzonti? Il “nuovo” è, però, ancora sinonimo di valore oggi? Massimo Gezzi, ad esempio, rifiuta il culto dell’innovazione: una poesia nuova ma che non sta nel suo tempo non è infatti in grado di comunicare con il presente. L’obiettivo dovrebbe essere, invece, quello di interrogare il proprio tempo, attraverso un’arte che sia partecipe del presente e lo problematizzi. Maria Borio, da parte sua, sottolinea la necessità, per la poesia contemporanea italiana, di confrontarsi con orizzonti transnazionali.

Se la costruzione di un possibile futuro dipende dalle scelte dell’oggi e se la scrittura non è mai indifferente ma è una significativa presa di posizione, una vera e propria forma di azione, in che modo la parola può essere veramente contemporanea? La risposta, secondo Maria Borio, è insita nelle capacità di vedere (oltre) dell’arte: solo l’arte ha la capacità di visione e quando questa capacità si materializza allora sì, l’arte è contemporanea. D’accordo con lei è Massimo Gezzi: siamo soggetti della storia e la necessità di agire, tramite il proprio medium, è proprio quello che – dice il poeta – lo ha spinto a scrivere il poemetto Uno di Nessuno, Storia di Giovanni Antonelli poeta (Casagrande, 2016).

Anna Nicolini


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Le letture dei poeti:

Maria Borio

Maria Borio, nata nel 1985, si è laureata in Lettere ed è dottore di ricerca in letteratura italiana. Ha pubblicato le raccolte Vite unite (XII Quaderno italiano di poesia contemporanea, Marcos y Marcos, Milano 2015) e L’altro limite (Pordenonelegge-Lieticolle, Pordenone-Faloppio 2017). Ha scritto le monografie Satura. Da Montale alla lirica contemporanea (Serra, Pisa 2013) e Poetiche e individui. La poesia italiana dal 1970 al 2000 (Marsilio, Venezia 2018). Cura la sezione poesia di “Nuovi Argomenti”. Trasparenza, nella collana “Lyra giovani” diretta da Franco Buffoni, è il suo primo vero libro di poesia.


Marco Corsi

Marco Corsi è dottore di ricerca in italianistica e vive a Milano, dove lavora nell’editoria. Ha pubblicato saggi dedicati a poeti italiani contemporanei e una monografia sull’opera di Biancamaria Frabotta. Sue poesie sono apparse su: «Poeti e Poesia», «Semicerchio», «Nuovi Argomenti», Quadernario. Almanacco di poesia e in Poesia contemporanea. Dodicesimo quaderno italiano (Marcos y Marcos 2015). Alcuni suoi testi sono stati tradotti in spagnolo e in greco moderno. Nel 2015 ha vinto il primo premio Cetonaverde poesia – sezione giovani. Con Pronomi personali (Interlinea 2017) ha vinto il Premio Maconi – Giovani. Presso il Laboratorio Formentini per l’editoria è curatore della rassegna “Spazio Poesia”, dedicata all’ascolto della poesia giovane e all’esame della tradizione poetica novecentesca.


Massimo Gezzi

Massimo Gezzi (Sant’Elpidio a Mare, 1976) ha pubblicato i libri di poesia “Il mare a destra” (Edizioni Atelier, 2004), “L’attimo dopo” (luca sossella editore, 2009, Premi Metauro e Marazza Giovani) e “Il numero dei vivi” (Donzelli Editore, 2015, Premio Carducci) più la plaquette trilingue “In altre forme/En d’autres formes/In andere Formen”, con traduzioni in francese di Mathilde Vischer e in tedesco di Jacqueline Aerne (Transeuropa, 2011). Ha curato l’edizione commentata del “Diario del ’71 e del ’72” di Eugenio Montale (Mondadori, 2010) e l’Oscar “Poesie 1975-2012” di Franco Buffoni (Mondadori, 2012). In “Tra le pagine e il mondo” (Italic Pequod, 2015) ha raccolto dieci anni di interviste ai poeti e recensioni a libri di poesia. Vive a Lugano, dove insegna italiano presso il Liceo 1.

Poesia e critica del mondo

Mercoledì 20 febbraio 2019 si è tenuto, presso il negozio civico ChiAmaMilano, il primo incontro della rassegna poetica MediumPoesia: Poesia e Contemporaneo, ospiti Franco Buffoni e Guido Mazzoni. L’evento ha spaziato dalla politica all’eros, dal ruolo della tradizione in poesia al ruolo della poesia nella società con un continuo gioco di intreccio e ripresa di temi e spunti.

"Poesia e critica del mondo" | MediumPoesia: Poesia e Contemporaneo, 2° edizione, 1° incontro

Eros. I due ospiti ne hanno spesso parlato nelle loro poesie. Ma qual è la loro concezione in materia? Da un accenno biografico su un giovane Buffoni che ha attraversato i tempi in cui l’omosessualità era un reato e che racconta del passaggio da quest’epoca alla progressiva liberalizzazione contemporanea in “Due pub, tre poeti, un desiderio”, dichiarandosi fortunato di essere entrato nell’età adulta proprio nel ’68, si passa alla titubanza di Mazzoni a indagare un tema simile durante un incontro, in un contesto sociale. Secondo il poeta, infatti, la letteratura, la buona letteratura per lo meno, è fondamentalmente antisociale nel suo parlare di quegli istinti, eros e violenza, che normalmente teniamo segregati, sotto controllo. È proprio con l’esplodere di questi istinti, però, che emerge la verità, verità che la letteratura deve portare alla luce. È proprio questo a rendere complicato il parlare in un contesto sociale dell’eros: ciò è possibile solo nel contesto letterario, che fa cadere tutti i veli espletando così la sua piena antisocialità.

Ma il secondo istinto citato da Mazzoni è da lui collegato direttamente con la politica: essa è fondata sulla violenza. Ed uno dei nuclei centrali di riflessione dell’incontro è proprio la politica, e in particolar modo le rivoluzioni del passato e i movimenti di massa del presente.

Riprendendo le parole di Mazzoni, Rousseau è stato il primo filosofo a portare il male dal cielo e dalla natura alla terra e alla storia. In questo modo inizia l’idea che il male sia eliminabile attraverso la rivoluzione: ecco aprirsi l’età delle rivoluzioni palingenetiche. La storia di queste rivoluzioni è però per Mazzoni la storia di uno stridore di valori, le famose parole d’ordine della Rivoluzione Francese: liberté, fraternité, égalité. Infatti né l’idea marxista-hegeliana, fallita in quanto utopia contraria alla libertà individuale, né la democrazia liberale, incrociatasi con l’idea capitalistica nella Western Way of Life, sono riuscite a portare avanti tutti e tre i valori. Nel modello capitalistico, uscito vincente dallo scontro tra modelli, l’emancipazione si è ottenuta a discapito dell’uguaglianza, generando una società dove le disuguaglianze sociali e l’ingiustizia sono all’ordine del giorno.

Ma come si risolve la questione? Per Buffoni, partendo da Hume e Bentham, i quali hanno portato la scienza empirica in politica, lo stato diventa tanto più equilibrato quanto più ci sia la divisione tra i poteri, con il vincolo che l’esecutivo sia a scadenza. Sono i Paesi in cui questa divisione tra legislativo, esecutivo e giudiziario è presente quelli in cui dichiara, infatti, di non esser più ritenuto pazzo o malato per la sua omosessualità.

Resta dunque da chiedersi, qual è la posizione di questi due poeti, che parlano di progresso politico ed eros, omosessualità e società occidentale, rispetto alla tradizione poetica? E infine qual è il ruolo del poeta nella società contemporanea?

È nel solco delle avanguardie che i due poeti iniziano il loro percorso; “con il manifesto del gruppo ’63 in tasca”, dice Buffoni. Da questo punto i due si muovono per creare il proprio percorso poetico, Mazzoni cercando di rappresentare il caos della realtà ma in equilibrio con la tradizione e, ultimamente, di riprodurre in poesia la particolarità di una seduta psicoanalitica di unire onirico, aneddoto, saggismo e molto altro, Buffoni, partendo da un’analogia da altri vista nella sua poesia con la linea lombarda, a lui fino a quel momento pressoché sconosciuta, scopre una linea Nord-Sud, da lui chiamata linea appenninica, molto più in sintonia con i suoi ideali: una linea che incrocia le esperienze di Saba, Pasolini, Penna, Bertolucci.

A questo punto del loro viaggio poetico per i due autori la poesia è svuotata del suo ruolo sociale. Uno svuotamento che Mazzoni spiega con il successo della cultura pop, che rende il poeta non più partecipante ma osservatore. E forse, proprio nel muoversi in questa nicchia sta, per Buffoni, l’arte poetica contemporanea. 

Elena Sofia Ricci


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Le letture dei poeti:

Franco Buffoni

Franco Buffoni (Gallarate, 1948) ha pubblicato le raccolte di poesia Nell’acqua degli occhi (Guanda 1979), I tre desideri (San Marco dei Giustiniani 1984), Quaranta a quindici (Crocetti 1987), Scuola di Atene (Arzanà 1991), Suora carmelitana (Guanda 1997), Songs of Spring (Marcos y Marcos 1999), Il profilo del Rosa (Mondadori 2000), Theios (Interlinea 2001), Del Maestro in bottega (Empiria 2002), Guerra (Mondadori 2005), Noi e loro (Donzelli 2008), Roma (Guanda 2009). L’Oscar Poesie 1975-2012 (Mondadori 2012) raccoglie la sua opera poetica. In seguito ha pubblicato: Jucci (Mondadori 2014, Premio Viareggio), Avrei fatto la fine di Turing (Donzelli 2015), O Germania (Interlinea 2015), Poeti (Lietocolle-Pordenonelegge 2017). Per Mondadori ha tradotto Poeti romantici inglesi (2005), per Marcos y Marcos Songs of Spring 1999 e Una piccola tabaccheria 2012, quaderni di traduzione. Tra i suoi saggi: L’ipotesi di Malin. Studio su Auden (Marcos y Marcos 2007), Mid Atlantic. Teatro e poesia nel Novecento angloamericano (Effigie 2007), Con il testo a fronte. Indagine sul tradurre e l’essere tradotti (Interlinea 2016, II ed). E’ autore dei romanzi Più luce, padre (Sossella, 2006), Reperto 74 (Zona 2008), Zamel (Marcos y Marcos 2009), Il servo di Byron (Fazi 2012), La casa di via Palestro (Marcos y Marcos 2014), Il racconto dello sguardo acceso (Marcos y Marcos 2016). Del 2017 l’opera teatrale Personae edita da Manni. Del 2018 il libro-intervista Come un polittico, scritto con Marco Corsi (Marcos y Marcos) e il libro di poesia La linea del cielo (Garzanti). Il suo sito è www.francobuffoni.it


Guido Mazzoni

Guido Mazzoni (1967) ha studiato alla Scuola Normale Superiore di Pisa. È stato borsista all’École Normale Supérieure di Parigi (1994-1995), Lecturer allo University College di Londra (1995-96), Fulbright Visiting Scholar alla University of Chicago (2003-04), Italian Affiliated Fellow for the Arts all’American Academy di Roma (2007). Ha insegnato come Visiting Professor all’École Normale Supérieure di Parigi (2010), alla University of Chicago (2011), alla Scuola Normale Superiore di Pisa (2016), alla University of California, Berkeley (2016). Insegna alla scuola di scrittura Molly Bloom di Roma e al Master di scrittura creativa dello IULM di Milano.
Ha scritto i libri di poesia La scomparsa del respiro dopo la caduta (in Poesia contemporanea. Terzo quaderno italiano, a cura di F. Buffoni, Guerini, 1992), I mondi (Donzelli, 2010) e La pura superficie (Donzelli, 2017) e i saggi Forma e solitudine (Marcos y Marcos, 2002), Sulla poesia moderna (Il Mulino, 2005), Teoria del romanzo (Il Mulino, 2011), I destini generali (Laterza, 2015). È fra i fondatori e coordinatori del sito «Le parole e le cose».