Incroci di poesia n. 3

Francesca Santucci e Giorgio Ghiotti

Incroci di poesia n. 3

La rubrica Incroci di poesia, a cura di Francesco Ottonello, intende presentare a ogni uscita quattro testi di due poeti contemporanei delle nuove generazioni, tratti da raccolte edite negli ultimi anni o inediti, con l’idea di provare a fare incrociare nomi, provenienze, poetiche, e sentire come riverberano i versi e le parole nello spaziotempo virtuale di un incrocio.

copertina di Filippo ilderico

Per questo terzo incrocio due poeti laziali degli anni Novanta, trasferitisi recentemente a Milano, Francesca Santucci (1991) e Giorgio Ghiotti (1994), con poesie provenienti rispettivamente dalla silloge d’esordio La casa e fuori (LietoColle-pordenonelegge, 2019) e dalla silloge di prossima uscita Alfabeto primitivo (Perrone, 2020).

Francesca Santucci

da La casa e fuori

Buchi

 

La superficie che abito è piena di buchi

perché l’ho amata e consumata a un punto

che l’amore e l’uso si colpiscono a vicenda.

 

Un merlo ha fatto il nido nel muro della cucina,

tra la casa e fuori, e ha freddo quando io ho freddo.

La mattina gli parlo: a volte canta in risposta,

altre no, mi pare che rimanga in ascolto,

come stessi per confidargli

un piccolo segreto.

Giorgio Ghiotti

da Alfabeto primitivo

(Perrone, 2020)

Ma di tra i rami che mi parli e dici

mentre mi scaldo a un termosifone,

troppe care cose per tacere

in quest’ora le tue promesse invisibili,

per forzare aperti gli occhi dentro

un sogno. Erano anni che i merli

non si spingevano a questo balcone,

e tu perché ti dai alla latitanza 

e minuzioso disperdi le tue piume…

Francesca Santucci

da La casa e fuori

Sotto il cielo

Quando esco da una stanza per entrare in un’altra

spengo la luce e il corridoio scompare e ogni cosa

è in attesa ed è una cosa e per sempre è una cosa.

È vero anche al buio questo intonaco scrostato

e la scarpiera e la mattonella che si muove, fa tac

sotto il mio piede, vuole ribadire l’arroganza

di chi porta un nome e si è mosso tra due buchi

nel muro, nell’intervallo che è tra la luce e la luce

e la mia mano che preme. La stanza in cui entro non esiste

finché sono io a deciderlo, e cosa devo dire ancora

che chiunque non sappia, io –

quando apro le finestre, mi stupisco

di trovarvi tutti ancora sotto il cielo.

 

(Dico che mi fate così male

che non posso più guardare).

Giorgio Ghiotti

da Alfabeto primitivo

(Perrone, 2020)

Non abbiamo idea di una regione

dai piedi messi in fila per passarla,

dal tempo che s’impiega per lasciare

campi e fumi di legni bruciati

per scacciare l’inverno dalle mura.

La lontananza non ci fa paura,

non si misura per noi in spazi e

terreni abitati, ma in trasmutare

di lingue al passo al valico al confine

là dove la cerva stacca dalla roccia

e le pietre non hanno più memoria.

Francesca Santucci (Terracina, 1991) ha studiato Lettere a Siena. È stata finalista al Premio Campiello Giovani e al Premio Chiara Giovani per la narrativa breve. Ha curato: Difesa berlinese (Sossella 2018), raccolta di opere in prosa e scritti inediti di Carlo Bordini; e il volume di saggi Sulla famiglia Bertolucci. Scritti per Attilio, Bernardo, Giuseppe (Ensemble 2018). La casa e fuori (LietoColle-pordenonelegge 2019) è il suo primo libro di poesie. È redattrice della rivista online Formavera.

Giorgio Ghiotti (Roma, 1994) ha studiato Lettere a Roma e sta conseguendo la magistrale a Milano. Ha esordito nella narrativa con la raccolta di racconti Dio giocava a pallone (Nottetempo 2013) e nella poesia con Estinzione dell’uomo bambino (Perrone 2015). Ha pubblicato il libro di interviste a grandi poetesse e scrittrici italiane, Mesdemoiselles. Le nuove signore della scrittura (Perrone 2016), il romanzo Rondini per formiche (nottetempo 2016) e il saggio narrativo Via degli Angeli (Bompiani 2016) con Angela Bubba. Il suo ultimo libro di poesie è La città che ti abita (Empirìa 2017) e in prosa Gli occhi vuoti dei santi (Hacca 2019). Ha scritto sulle pagine culturali dell’Unità e collabora con Nazione Indiana, Nuovi Argomenti, Minima&moralia. 

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