Incroci di poesia n. 5

Davide Castiglione e Roberto Minardi

Incroci di poesia n. 5

La rubrica Incroci di poesia, a cura di Francesco Ottonello, intende presentare a ogni uscita quattro testi di due poeti contemporanei delle nuove generazioni, tratti da raccolte edite negli ultimi anni o inediti, con l’idea di provare a fare incrociare nomi, provenienze, poetiche, e sentire come riverberano i versi e le parole nello spaziotempo virtuale di un incrocio.

copertina di Filippo ilderico

Per questo quinto incrocio due poeti italiani attualmente residenti all’estero, nati ad Alessandria e Ragusa, verso la metà degli anni Ottanta e la fine degli anni Settanta, Davide Castiglione (1985) e Roberto Minardi (1977), con poesie provenienti rispettivamente dalle sillogi Non di fortuna (Italic Pequod, 2016) e Doveri di una costruzione (inedita), e da Concerto per l’inizio del secolo (Arcipelago Itaca, 2020).

Davide Castiglione

da Non di fortuna

All’ingiù

a Franco

Sì ho tagliato i capelli, colpa del caldo,

domani nevica, mi sa! e mi sarei

guardato le scarpe, davanti agli amici,

no, meglio un punto tra i cespugli

cui non appartengo. Nevica

infatti. La neve, i familiari in visita

mi hanno informato, tu l’hai messa in una domanda

senza tenerla sulla voce la neve

hai chiesto se c’era, lasciando sgomenti

l’afa alle finestre, l’urgenza loro il

policlinico, giugno. Non vengono meno

i giochi all’ingiù, il mio stare occhi all’ingiù

come una conta a nascondino con la colpa

di una frase che quando è fatta è fatta

il tuo scompenso da non dire da dirne male da uscirne

pronunciati male, l’andirivieni,

i fiocchi indaffarati sì ma solo lievemente

contro le gravità, a carezzarle.

Roberto Minardi

da Concerto per l’inizio del secolo

L’ordine del sud

 

Eri malvagio col cane stupido, in compagnia,

però non orinasti nella vaschetta limacciosa

dove ogni pulce pomeridiana era una stella.

Per essere creduto meglio facevi un verso strano.

Le calze grosse, il latte caldo, uno schiaffo sulla guancia,

davano la misura di tua madre e del suo strigliare.

La natura si fonde alle infrastrutture dalla macchina;

tuo padre mai a corto di sentenze e il vento sui peli…

Apprendesti la violenza dai roveti e qualche pietra:

una volta, non a lungo, rotolasti nella polvere con uno,

con il pugno che non è facile dare e i mancamenti.

La volta sul ciglione in cui piangesti, nessuno vide,

sentivi fresco e gli abitanti della terra non c’erano.

Davide Castiglione

da Doveri di una costruzione

Il cameriere annuncia

 

La fortuna appesa all’amo è scarsa.

Di recente avranno appreso a darsi

alla macchia, le intelligenze in mare. Ondulando,

raduna nuvoloni la plastica del menu

e sforma le bandierine gialle a triangolo

che v’incantarono in principio a questo tavolo –

allocchi assorti in romanticherie, che carezzate

le grate in legno bianco del ristorante.

Siamo spiacenti, il pesce non l’abbiamo.

 

Dopo averlo districato dalla morsa

amorosa, patetica, da piccioncini,

scorrete il dito sul menu, e scorrendo,

scendete alla voce espunta, estinta:

la vostra, intendo, che non rispondete,

e frustati da un vuoto d’aria e scelte

boccheggiate spersi. Deserto sì,

deserto ne abbiamo quanto volete.

Adesso, vogliate scusarmi, una mancia

e me ne torno a fare il mio mestiere.

Roberto Minardi

da Concerto per l’inizio del secolo

Frammenti dell’operaio

 

nel lattice dei palmi

raccoglie dei pulcini e li colloca

sul nastro che trasporta all’altra stanza

le vene sugli zigomi si arrossano

è sera quando si strofina il viso

con forza, con saponi profumati

dal piatto che lo attende si alza il fumo

e una creatura neonata

rifiuta la poppata che la donna

si ostina ad imboccargli, sbava un liquido

giallognolo, pastoso e scoppia in lacrime

nel fondo c’è una voce di metallo

che parla delle piogge che cadranno

dei venti che è possibile che spingano

difficile è isolare la notizia

in quegli istanti in cui il pianto torna

a farsi suono acuto e vi si aggiunge

la voce della madre

che prova a persuadere con moine

ritorna col cervello a stamane

il parabrezza era ghiacciato

e c’è voluto tempo per spannarlo

domani se ne andrà con la corriera

non sa se è sonnolenza

o voglia di sparire e stacca

un altro tozzo di pane

lo bagna nel sughetto che è rimasto

in fondo al piatto

Davide Castiglione (Alessandria, 1985) è docente di materie letterarie e linguistiche all’Università di Vilnius in Lituania. Si è laureato a Pavia con una tesi su Vittorio Sereni traduttore da William Carlos Williams, e dottorato a Nottingham (Inghilterra) con una tesi sulla difficoltà nella poesia angloamericana, poi divenuta libro (Difficulty in Poetry: a Stylistic Model, Palgrave 2019). Ha pubblicato articoli scientifici e gestisce un sito personale che ospita letture di altri poeti. Sue poesie sono state pubblicate su varie antologie e riviste, tra cui «Poesia» (con una nota di Maria Grazia Calandrone). È autore di due raccolte poetiche: Per ogni frazione (Campanotto, 2010), e Non di fortuna (Italic Pequod 2017). La sua terza raccolta, Doveri di una costruzione, è in via di completamento.

Roberto Minardi (Ragusa, 1977) vive e lavora come insegnante di lingue a Londra e dal 2005 al 2006 ha vissuto a Panama, dove ha tradotto poeti locali e pubblicato la sua prima plaquette in versione bilingue. Ha pubblicato Note dallo sterno (Archilibri di Comiso, 2007), Il bello del presente (Tapirulan, 2014), La città che c’entra (Zona Contemporanea, 2015), silloge che è stata segnalata all’edizione del 2016 del Premio “Montano”. A questa raccolta è liberamente ispirato il mediometraggio The city within, realizzato in collaborazione con il regista Tomaso Aramini.  La sua ultima silloge è Concerto per l’inizio del secolo (Arcipelago Itaca, 2020). È cofondatore del progetto poetico “dopotutto [d|t] (una poesia italiana fuori)”.

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