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Giovanna Cristina Vivinetto e Andrea Donaera

Per questo ottavo incrocio due poeti italiani nati fra primi anni Novanta e fine anni Ottanta in Sicilia e Puglia, ma residenti a Roma e Rimini, Giovanna Cristina Vivinetto (1994) e Andrea Donaera (1989), entrambi presenti nel quattordicesimo dei Quaderni di poesia contemporanea (Marcos y Marcos, 2019), con poesie provenienti rispettivamente dalle sillogi Dove non siamo stati (Rizzoli, 2020) e Una madonna che mai appare (Marcos y Marcos, 2019).

Giovanna Cristina Vivinetto da “Dove non siamo stati”

A novembre i morti tornavano nelle case

di un tempo per restare. Con le mani ossute

spaccavano la terra, salivano verso la luce,

nelle mani buone portavano doni ai bambini.

Perciò a novembre in paese si pregava molto

e gli uscii delle case restavano aperti,

socchiuse le porte anche di notte. I bambini,

prima di addormentarsi, lasciavano sul tavolino

un poco di pane per le bocche amate dei morti.

Ma Peppino non riusciva a prendere sonno.

Il buio sembrava parlargli, carezzargli piano

i capelli – scrutarlo con occhi conosciuti.

Di notte Peppino non voleva stare solo.

A nonna s’assetta nto lettu e mi talìa

cu du occhi voti ca parunu abbuccari i fora.

Poi riri ca ucca ranni sdintata – mi talìa

e nun mi parra. Iu nun vogghiu ca a nonna

mi veni a truvari – a nonna quannu veni mi scanta.

I morti ana stari cu i morti.

Andrea Donaera da “Una madonna che mai appare”

Non hai nemmeno un nome, certe volte, sei solo

il Grande Altro, là, fuori, e mi spunto ogni fare,

ogni dire, e dinoccolo ogni andare, attraverso,

attingendo da te, fontana tutta sangue,

sei altro, che preme, e sfonda,

sei lupo, sei fame, sei la mia stanchezza,

sei la mia bambinezza, sei io, solo e triste e altro,

che ho una matita, e un temperino, e buco

un foglio appeso al petto,

e quanto mi pento, quanto mi pento.

Giovanna Cristina Vivinetto da “Dove non siamo stati”

Dei posti in cui voleva ritornare, c’era il suo corpo

a sedici anni – quando anche la morte era un gioco

che si portava tra le cose muovendo nell’aria le dita.

Tornare sarebbe stata la conferma, per un attimo

la consolazione, che nulla aveva sbagliato.

Poter ridiscendere alla Sicilia dei loro giochi

lontanissimi e dirgli con stupore: Eccomi,

sugnu tìa! Chistu è chiddu ca vulevi pi mìa,

pi salvarmi sarebbe stata la fine compiuta

di questo tremore che non sapeva nominare.

Ma ha dovuto sapere si poteva tornare solo

come su un terreno rivoltato – come in un confine

immaginario. Con la cura distratta di chi sosta

e sa bene che non può più restare.

Andrea Donaera da “La madonna che mai appare”

Adesso questo Sud sei anche tu, il tuo passaggio,

il tuo dettame al sole – abbrancato a ogni muro,

con l’impeto di cosa che sa di ultima volta,

e abbrancata anche tu, una vergine esausta

ai lembi del sudario: tu così: alle mie gambe,

al mio sesso, ai miei giorni, a ogni luce futura,

le tue mani attorno al collo del vivere.

Se fossero queste le ultime volte –

se fossero tutte quante così –

il mondo sarebbe su un orlo sempre,

ogni fine avrebbe tutto un godere,

e tu, e io: non si sa. Ma forse. Ma forse.

Breve biografia di Giovanna Cristina Vivinetto

Giovanna Cristina Vivinetto (Siracusa, 1994) si è laureata in Filologia moderna a Roma, dove vive attualmente. Con la raccolta Dolore minimo (Interlinea, 2018) ha vinto il Premio Viareggio Rèpaci Opera Prima, il Premio Alda Merini e il Premio under 35 “Terre di Castelli”. È presente nel XIV Quaderno italiano di poesia contemporanea (Marcos y Marcos, 2019) e il suo secondo libro è Dove non siamo stati (Rizzoli, 2020).

Breve biografia di Andrea Donaera

Andrea Donaera (Maglie, 1989) è nato e cresciuto nel Salento. Attualmente vive a Rimini. Ha pubblicato il romanzo Io sono la bestia (NNE, 2019), la raccolta poetica Una Madonna che mai appare (nel XIV Quaderno italiano di poesia contemporanea, Marcos y Marcos, 2019) e il saggio su Elio Pagliarani Su una tovaglia lisa (L’Erudita, 2017; premio De Finibus Terrae nel 2018).

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La rubrica Incroci di poesia, a cura di Francesco Ottonello, intende presentare a ogni uscita quattro testi di due poeti contemporanei delle nuove generazioni, tratti da raccolte edite negli ultimi anni o inediti, con l’idea di provare a fare incrociare nomi, provenienze, poetiche, e sentire come riverberano i versi e le parole nello spaziotempo virtuale di un incrocio.

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