Grafica di Giulia Ilderico

Abitare il visivo come diritto del corpo

La letteratura e gli altri: dialoghi

Il cinema vive da sempre una doppia natura: medium della rappresentazione dei corpi egli al contempo li crea e contribuisce a definirli come costruzioni sociali. In un’epoca dove le immagini sono sempre più pervasive e la questione della vulnerabilità del corpo è sempre più pressante, in che modo il cinema contribuisce a definire una politica della visibilità dei corpi?

Con Giuseppe Previtali

Giuseppe Previtali (1991) è Assegnista di ricerca e docente a contratto presso l’Università degli Studi di Bergamo. I suoi principali interessi di ricerca riguardano le forme estreme della cultura visiva contemporanea e il problema dell’educazione visuale. Ha pubblicato estesamente su questi temi; in particolare, è autore delle monografie Pikadon. Sopravvivenze di Hiroshima nella cultura visuale giapponese (2017) e L’ultimo tabù. Filmare le morte fra spettacolarizzazione e politica dello sguardo (2020).

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Novità

Abitare i livelli di realtà

L’incontro esplorerà criticamente, con l’autore, le possibilità della costruzione narrativa e non narrativa degli spazi abitati, anche a livello “microscopico”; nondimeno considerando la ripubblicazione di Tecniche di basso livello, Senza paragone e Quando arrivarono gli alieni nella Trilogia Low, per Tic Edizioni.

Abitare Milano: letteratura e identità urbana

Ci sono tre dimensioni dell’abitare una città: l’abitare collettivo, cioè l’incontro fra esseri umani che si scambiano cose e idee, l’abitare pubblico, cioè la condivisione di certi valori comuni e infine l’abitare privato, cioè la scelta di un piccolo mondo personale. Insieme a Michele Turazzi, autore di Milano di carta, rifletteremo sulle dimensioni dell’abitare lo spazio urbano e ripercorreremo le orme dei maggiori autori del Novecento che hanno abitato, raccontato, vissuto la metropoli meneghina.

Abitare le soglie

La soglia – intesa tanto nella sua conformazione fisica di porta o finestra, attraverso la quale il nostro sguardo si affaccia sul mondo, quanto nella sua accezione mediale di schermo, non pura superficie ma interfaccia – si è imposta come immagine cardine della collettiva esperienza-limite del lockdown, in quanto trafficato punto di incontro e di relazione tra un al di qua e un al di là, tra spazi fisici e immaginativi, ingaggiati in un continuo e fecondo rapporto dialettico. La percezione di tale soglia e la sua narrazione – cinematografica e non – saranno al centro del dialogo con il regista Filippo Ticozzi.

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