Il primo caffè

La prima raccolta di racconti di Lampioni Aerei

Prefazione di Alessandro Crea

È la mia abitudine, e poi è il mio mestiere. Per molto tempo ho preso la penna per una spada: ora conosco la nostra impotenza. Non importa: faccio, farò dei libri; ce n’è bisogno; e serve, malgrado tutto […]

Jean-Paul Sartre, Les Mots
copertina di Elena Marras

Indagare le infinite possibilità del reale

Come potrebbe iniziare una Prefazione su una raccolta di racconti di giovani scrittori emergenti che sognano di entrare a far parte, un giorno, del mondo della letteratura e dell’editoria?

Si potrebbe, secondo le modalità canoniche di una critica letteraria anche un po’ obsoleta, intraprendere un discorso sulle differenze tra novella e racconto, quest’ultimo diviso in racconto breve o racconto lungo. Ma poi, dopo una serie di definizioni e di concetti teorici e narratologici, si arriverebbe ad una questione spinosa: quando il racconto lungo diventa romanzo breve? E lì, ancora, ci si potrebbe avvalere di una sequela di nomi e opere di grandi critici del Novecento che hanno dato una sorta di etichetta morfologico-generica per determinare le opportune differenze.

Dopo varie riflessioni si è pensato di non appesantire il lettore di una raccolta di giovani studenti universitari con quello che, di fatto, diventerebbe un piccolo saggio critico che forse non riuscirebbe a delineare in maniera opportuna ed efficace il vero significato di questa prima raccolta.

Si preferisce, quindi, un alleggerimento dei toni, delle nozioni accademiche, dei registri linguistici, delle definizioni: fondamentali, certo, nello studio e nelle premesse metodologiche ad un’analisi del testo, ma che in questo caso, e solo in questo caso, apparirebbero superflue.

È necessario, prima di ogni lettura, porsi delle domande e sapere cosa chiedere ad un’opera letteraria. Ma forse – e questo sì, costituisce una caratteristica fondativa del sistema letterario della modernità – non occorre più di tanto chiedersi che cos’è un racconto, bensì come funziona. Ecco che qualsiasi etichetta ontologica viene meno in seguito alla frattura irriducibile – avvenuta a metà del Settecento – che ha portato al passaggio, al mutamento di paradigma dal sistema letterario d’antico regime al sistema letterario della modernità.

Soprattutto, la volontà di definire ontologicamente viene a perdersi quando si ha davanti una raccolta di racconti di autori diversi. Forse l’insegnamento più interessante da percepire in seguito alla lettura attenta di questi disegni – per utilizzare le parole dell’Ingegnere della letteratura Carlo Emilio Gadda – è proprio questo: non domandarsi troppo cosa sia la letteratura, ma come funzioni, quali meccanismi possa aprire, cosa possa farci comprendere meglio. Noi, in primis, ma anche gli altri, il resto del mondo. Perché per uno studio fecondamente critico – e questa è anche una premessa di metodo – la letteratura va messa in confronto non solo con le varie discipline di ricerca, ma anche con tutti gli ambiti che compongono il paradigma culturale della nostra società.

Tornando alla nostra raccolta, occorre davvero partire dal presupposto di cancellare qualsiasi intento di definire cosa sia la letteratura: perché per una scrittrice può avere le sembianze di un pianista, può essere, per un altro giovane aspirante scrittore, tra le pareti di un bar, o può collocarsi tra i petali dei fiori che una piccola protagonista inizia a contare in un atteggiamento tra l’ingenuo e il sognante.
D’altronde, e ci si rifà, qui, a Julio Cortazar, la letteratura non è nata per dare risposte, ma per fare domande, per inquietare, per aprire l’intelligenza e la sensibilità a nuove prospettive del reale.

Riconoscimenti

Curatori: Filippo Ilderico e Myriam Nicoli.

Impaginazione: Elena Sofia Ricci.

Copertina: Elena Marras.

Editors: Giulia Annecca, Alessandro Crea, Teresa David, Filippo Ilderico, Sofia Masullo, Myriam Nicoli e Elena Sofia Ricci.

Autori: Giulia Annecca, Giordano Coccia, Teresa David, Mario Marconetti, Elena Marras, Sofia Masullo e Elena Sofia Ricci.

Prefazione: Alessandro Crea.

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