Saggio su Pan

Saggio su Pan

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Grafica di Martina Santurri

Non sono molti i casi in cui i saggi specialistici rompono la barriera della settorialità per divenire opere divulgative e raggiungere così il grande pubblico.
È questo il caso di Saggio su Pan di James Hillman, che nel corso degli anni si è guadagnato la fama di libro di culto. Le ragioni vanno in parte rintracciate nella specificità della figura di Hillman stesso, molto più che semplice psicologo junghiano, bensì inventore, o sarebbe meglio dire esploratore, di concetti cardine come “inconscio collettivo” (termine coniato per primo da Jung) e di “psicologia archetipica”.  Saggio su Pan, infatti, indaga temi che cristallizzano in modo ideale alcune delle grandi domande del nostro tempo, ovvero: che ruolo hanno istinto e inconscio nei nostri comportamenti più animaleschi, violenti, irrazionali?

Per rispondere a questa domanda Hillman, come Nietzsche e altri prima di lui, si rifà al mito dell’antica Grecia e, nello specifico, al dio Pan. Irsuto, caprino, fallico, bambino “abbandonato avvolto in pelle di animale ma gradito agli dei”, Pan personifica ciò che è “naturale” nella nostra coscienza, ossia l’istinto che trascende qualsiasi scopo per diventare divino.

La sua forza archetipica si manifesta in esperienze reali e a tratti patologiche come l’incubo, la masturbazione, il panico e lo stupro. Secondo Hillman sarebbe tuttavia un errore vedere in Pan solo la rappresentazione soggettiva di idee astratte. Questo dio, solitario e lascivo, è a tutti gli effetti qualcosa di vivido, parte integrante della nostra natura oggettiva e condivisa. Il motivo per cui Pan si manifesta solo nell’incubo e nelle caratteristiche erotiche e demoniache ad esso associate deriva dal fatto che è stato rimosso, ed è quindi costretto a ritornare a noi solo nelle psicopatologie dell’istinto.

In un famoso mito delle Metamorfosi di Apuleio, la mortale Psiche sul punto di suicidarsi viene salvata proprio da Pan. Per Hillman, dunque, Pan non è solo distruttore ma anche preservatore. Il dio che porta la pazzia è anche il solo che può curarci da essa. Prima però è necessario accettarlo, riconoscere la sua natura dentro di noi.

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